Sant’Agnello ha votato: candidati e consenso per rinnovare la politica

Stampa

Sono 1121 i voti che separano la lista di Gian Michele Orlando da quella di Piergiorgio Sagristani che ha colto un successo che sicuramente è anche frutto di una preparazione scientifica della campagna elettorale iniziata almeno con tre anni di anticipo. Ovviamente i numeri sono numeri, così come il presunto rinnovamente dell’Amministrazione che nel suo insieme, cioè tra maggioranza e opposizione, propone ben 7 ex amministratori e 3 nuovi ingressi di cui 2 donne.

Praticamente non c’è da aspettarsi miracoli da questa compagine amministrativa se non per l’esperienza e per l’autorevolezza del Sindaco che ritorna nel Palazzo cinque anni dopo, ma in un contesto ben diverso sotto tutti i punti di vista.

Di questo Sagristani è sicuramente consapevole e l’ha dimostrato nei toni e nei contenuti della sua prima conferenza stampa che abbiamo ampiamente documentato. Ma il responso delle urne merita un approfondimento sotto due aspetti: il consenso espresso agli eletti e gli effetti che il ritorno di Sagristani produrrà sugli scenari peninsulari.

Sul primo punto, il consenso degli eletti, occorre subito evidenziare che l’introduzione della doppia preferenza di genere ha rivoluzionato gli scenari politici introducendo una variante che, sperimentata per la prima volta sul campo, cambia le regole di un gioco per troppo tempo squilibrato nei confronti delle donne, ma che oggi penalizza oggettivamente i candidati che non possono beneficiare, come le donne, degli “accoppiamenti multipli e incrociati” delle preferenze.

Sicuramente non si spiega soltanto così, per esempio, il successo di Clara Accardi che ho ottenuto ben 655 voti, ma valutando i consensi raccolti dalla maggior parte delle candidati, quasi tutte al battesimo del voto, è naturale porsi qualche interrogativo e magari ipotizzare qualche correttivo per il futuro.

Comunque onore al merito e per la Accardi, ma anche per la De Martino (529 voti) si tratta di mettere a frutto lo straordinario consenso che hanno ottenuto. Secondo è stato Pasquale Esposito che si conferma un amministratore fortissimo nel raccogliere consensi, ma soltanto nella sua sezione elettorale: la n°5 ai Colli di Fontanelle dove non ha avversari con i suoi 413 voti.

Per il resto, cioè nelle altre 7 sezioni, la media è di una ventina di voti di preferenza circostanza che ne fanno oggettivamente un amministratore a “rappresentatività limitata” con l’aggiunta che il suo operato si riflette inevitabilmente nella cura ossessiva ed esclusiva del proprio entourage elettorale che sembra rinchiuso in una riserva preclusa a qualunque altro candidato.

Al di là dei meriti e dei demeriti o degli interessi che i cittadini-elettori di questa frazione collinare vedono tutelati dal proprio rappresentante, resta il problema di “democraticizzare” il momento elettorale in questa sezione che rischia di diventare una realtà avulsa dal contesto generale con effetti assolutamente negativi per svariate ragioni che si potranno in seguito approfondire.

In questo senso la conta dei voti di preferenza di Giuseppe Gargiulo (520) e Antonino Castellano (508) è significativa perchè assegna loro una rappresentatività media rispettivamente di 65 e di 63,5 voti per sezione elettorale. Un dato che non può essere assolutamente trascurato sotto molteplici aspetti perchè indice di un rapporto omogeneo con l’intero territorio santanellese.

Forse vanno più criticamente ascoltate le ragioni di chi propende per un accorpamento della sezione elettorale n°5 a tutte le altre in modo da condividere e assicurare una pari dignità ai candidati che concorrono alle elezioni e agli amministratori che lavorano in Comune. Altrimenti il rischio è anche quello di distogliere l’attenzione degli amministratori da una visione globale del Comune per concentrare interessi e impegno su una singola sezione elettorale creando disparità di trattamento dei cittadini.

Sicuramente il neo sindaco rifletterà sulla questione, tanto più dopo aver sostenuto che intende creare una nuova classe dirigente per Sant’Agnello. Ad onor del vero questo intento l’aveva già manifestato nell’ormai lontano 2008 quando ispirò la compagine  guidata da Antonio Coppola. Di quell’esperienza non è rimasta traccia, eppuire si trattava di figure nuove e professionalità emergenti sacrificate sull’altare della realpolitik.

Veniamo al fronte degli sconfitti che porta in consiglio comunale Gian Michele Orlando e due medici: Antonino Coppola e Pietro Gnarra. Va subito detto che la sconfitta non ha premiato nuove leve dei “Liberi e Uguali” che pure hanno dato prova brillante di impegno e risultati. Ora si tratterà di capire come questa pattuglia intenderà svolgere il ruolo dell’opposizione che lo stesso Sindaco Sagristani ha auspicato, in conferenza stampa, quale elemento vitale per il confronto politico. Cominciamo col dire che i tre esponenti di minoranza hanno davvero poco in comune e per la prospettiva.

Orlando, forte di una pluriennale esperienza ed espressione di una visione più moderna dell’amministrazione pubblica, potrebbe svolgere un ruolo di opposizione con una forte carica propositiva addirittura in grado di compensare un naturale deficit interno all’assemblea consiliare con positivi risultati per il governo cittadino e per il Paese.

Pietro Gnarra, che ha riconfermato ilsuo forte ascendente su un elettorato che sicuramente non lo premia per il suo impegno amministrativo, avrà le maggiori difficoltà a ritagliarsi un ruolo e uno spazio anche per la sua perenne “instabilità politica e umorale” che ne fanno un compagno col quale è difficile, se non impossibile, condividere qualunque percorso.

Ne sa qualcosa Orlando, ma altrettanto Sagtristani che in conferenza stampa ha ricordato di aver ricevuto da Gnarra una montagna di lettere di dimissioni durante il suo secondo mandato, a conferma di questa fibrillazione che rendono Gnarra, ancorchè ottimo professionista, assolutamente inaffidabile sul piano politico-amministrativo per chiunque! Infine Antonino Coppola, anch’egli medico e super votato con ben 589 voti di preferenza.

Parte della responsabilità dell’insuccesso è forse anche sua (oltre che di Peppe Coppola ’71 che non è statao eletto) per l’indecisione mostrata fino all’ultimo minuto sulla scelta del candidato sindaco, ruolo che avrebbe voluto ricoprire i nquesta tornata elettorale, ma senza riuscire ad aggregare il consenso interno sufficiente a mandare a casa Orlando.

La querelle interna, nervosa e includente, alla fine ha prodotto un grave vulnus ai “Liberi e Uguali” provocando un’ulteriore perdita di tempo che unita a un’oggettiva disorganizzazione non è riuscita a colmare la differenza sul campo. Si tratta di aspetti che forse sono stati sottovalutati e che sono stati in parte attutiti da alcune felici intuizioni ispirate proprio da Coppola.

Una per tutte quella di affidare la gestione dei momenti pubblici a una giornalista esperta e accattivanete come Gigliola De Feo che ha condotto in modo eccellente i comizi elettorali trasformandoli in incontri quasi personalizzati con gli elettori da parte dei candidati. Coppola, secondo solo alla Accardi in termini di preferenze, rappresenta quella novità in grado di generare una naturale alternativa per la prospettiva. La strada che deve percorrere è però lunga e deve iniziare dall’acquisizione di alcune regole basilari: caratteriali e politiche.

Se Coppola intende costruire la propria leadership politica, si deve misurare in prima linea, sul campo e sui contenuti, e nello stesso tempo essere in grado di sviluppare una proposta nuova ie che sia in grado di affascinare quell’elettorato di “Liberi e Uguali” che sicuramente tanto è diverso da quello dei “Sant’Agnello prima di tutto“.

Ci riuscirà il nostro eroe ad aggiudicarsi sul campo le stellette per diventare generale? Lo vedremo da come si muoverà sulla scena politico-amministrativa a partire da subito perchè di tempo per ridimensionare la corazzata-Sagristani ce ne vuole e per Coppola si tratta di riuscire a reggere al logorio del tempo e del potere che non ha! (1 – continua)