Come contrastare i pirati che sequestrano le nostre navi!

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Su Repubblica Napoli oggi in edicola segnaliamo un interessante servizio dedicato al fenomeno dei Pirati di Navi che tanti problemi hanno creato e creano alle compagnie di navigazione, in particolare quelle campane che sono tra le più attenzionate da parte dei sequestratori. La regola numero uno in caso di sequestro di una nave, spiega l’aramtore D’Amato, è la discrezione, il silenzio, perchè anche i pirati vedono la Tv. Il che vuol dire che più il caso si gonfia e più sale il prezzo della trattativa per il rilascio di rapiti e della nave…
La guerra ai pirati
Arrivano le guardie giurate a difendere le navi campane

di PAOLO BOSSO RENATO IMBRUGLIA
GLI ultimi dati Confitarma aggiornati a gennaio 2013 mostrano che delle 1.595 navi mercantili italiane (pari a 19,1 milioni di tonnellate) il 35 per cento è campano, quota che sale al 44 se si guarda al tonnellaggio. E proprio questo tipo di navi — basse, lente e piene di cargo — sono quelle preferite dai pirati somali.

Inizialmente, per aumentare la sicurezza delle navi, il governo aveva approvato la legge 130 dell’agosto 2011, che autorizzava gli armatori a chiedere alla Marina Militare protezione armata a bordo: una mossa rivelatasi subito efficace. «Mai nessun tentativo di assalto è andato a buon fine quando a bordo ci sono stati militari» spiega Umberto D’Amato. Per l’ad di Perseveranza la loro presenza è fondamentale, e lo dimostra raccontando l’incontro con una “nave pirata madre”, quella da cui partono i barchini usati per l’abbordaggio.

«La notte dopo la fine del sequestro — racconta — la “Rosalia D’Amato” aveva ripreso la navigazione nell’Oceano Indiano con a bordo alcuni uomini del cacciatorpediniere Andrea Doria. A un certo punto i radar hanno segnalato una nave in avvicinamento che non rispondeva alle chiamate radio. Era sempre più vicina quando, alla minaccia di sparare se si fosse avvicinata a meno di un miglio, si è dileguata».

La guerra alla pirateria è un gioco complesso di operazioni militari, negoziazioni e assicurazioni. Lo specchio d’acqua dove agiscono questi moderni corsari è enorme, va dalle coste della Somalia fino a quelle indiane. La Nato ha dato un nome a questo luogo, High Risk Area, una specie di terra di nessuno dove vengono sequestrati navi e marittimi in cambio di riscatti da milioni di euro.

Questo tratto di mare grande quasi quanto l’Europa è la via della seta dell’età moderna, ci transitano non meno del 90 per cento di tutte le navi mercantili in circolazione nel mondo. Un tesoro “mobile” che dal 2005 è il bersaglio dei pirati somali, con un giro di affari che il rapportoCost of piracydella fondazione One Earth Future ha quantificato in circa 7 miliardi di dollari annui………