Info dal Parlamento: farmaci, successione al Quirinale e Monti

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ROMA – La Camera dei Deputati ha approvato ieri un ordine del giorno, presentato da Antonio Palagiano, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori e disavanzi in campo sanitario, che impegna il Governo ad attivarsi al fine di prevedere, per i medicinali rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, la limitazione della prescrivibilità a un solo farmaco per ricetta, tranne che per gli antibiotici monodose e quei pochi soggetti che già usufruiscono della possibilità di averne prescritti tre. Palagiano ha sottolineato che “l’articolo 15 della c.d. “spending review” contiene disposizioni dirette a ridurre la spesa farmaceutica, che tuttavia rischiano di essere inutili perché non agiscono sulle cause e non consentono di ridurre gli sprechi.

Si è applicata ancora una volta la logica dei “tagli lineari”, senza alcun provvedimento per ridurre effettivamente i costi reali all’origine, per agire sulle prescrizioni improprie, sugli sprechi e sulle illegalità che gonfiano la spesa farmaceutica territoriale. L’ordine del giorno prevede invece una misura semplice, già sperimentata in passato nella Regione Lazio con risparmi di quasi il 40% nel periodo considerato, in grado di contribuire a contenere la spesa farmaceutica senza oneri per la finanza pubblica, che porterebbe a una diminuzione consistente degli sprechi. Tutti i componenti della filiera del farmaco ne avrebbero dei benefici: il paziente sarebbe portato a richiedere la prescrizione dei soli farmaci necessari; il medico sarebbe scoraggiato a prescrivere farmaci ulteriori e inutili, il farmacista fornirebbe solo quelli realmente indispensabili. Dobbiamo sottolineare che gran parte dei farmaci erogati dal SSN non vengono utilizzati, scadono e devono essere smaltiti. Quindi allo Stato costano due volte. Infine, un altro effetto non trascurabile sarebbe quello di rendere più difficile le illegalità che affliggono il settore, impedendo che le ricette su cui è indicato un solo prodotto vengano alterate, aggiungendo successivamente un altro farmaco, magari ad alto costo, prima della consegna delle ricette all’ASL per richiederne il rimborso”.

RAFFAELE LAURO (PDL): CASINI VUOLE SUCCEDERE A NAPOLITANO

La politica italiana è già avvelenata da una lotta sotterranea, per la successione al Quirinale, sulla quale gravano le aspirazioni di Casini, la sua vera strategia, alla quale adatta le diverse proposte tattiche. Dopo il terzo polo, il partito della nazione, il partito dei moderati, il partito montiano, l’alleanza a sinistra, l’alleanza a sinistra sì, ma non troppo, ecco la grande coalizione, sì, ma dopo le elezioni, con una nuova legge elettorale, peggiore del porcellum. Questa proposta avrebbe senso e rassicurerebbe certamente i mercati finanziari, se non giocasse sull’equivoco e se i partiti della maggioranza, PdL, PD e UdC, si impegnassero, di fronte agli elettori, a governare insieme nella futura legislatura, piuttosto che attendere l’apertura delle urne ed un (improbabile) successo elettorale dell’UdC. In effetti, anche l’appoggio, totalmente acritico, al Governo Monti, ha fornito a Casini, negli ultimi nove mesi, una (falsa) immagine di senso di responsabilità nazionale, ma solo per poter continuare a praticare questo tatticismo da prima repubblica, che ha un solo obiettivo, non confessato: diventare, dopo sette legislature da parlamentare, il nuovo Capo dello Stato“. Qualche giorno fa Lauro aveva lanciato la candidatura di una donna alla massima carica dello Stato: “Con Napolitano si dovrà chiudere la stagione degli uomini della prima repubblica al Quirinale. E’ ora di eleggere, a Capo dello Stato, una donna, di alto profilo istituzionale, culturale o sociale, che non provenga dalla nomenclatura dei partiti, i quali continuano a disegnare scenari futuri in un’ottica politica che non esiste più“. Sempre ieri Lauro, da sempre un sostenitore del governo-tecnico di Mario Monti ha espresso critiche al Premier riassunte in un comunicato: “Man mano che passano i mesi, Monti mostra di aver sostituito l’apprezzabile prudenza iniziale con una non condivisibile arroganza, tipica malattia dei politici italiani all’estero. Oltre a discettare, in giro per il mondo, sui massimi sistemi, politici ed economici, provocando reazioni non sempre entusiaste, scenda, per un solo attimo, dall’iperuranio e faccia conoscere, a due milioni di cittadini, coinvolti nel gioco d’azzardo, cosa intende fare il suo governo, dopo nove mesi di silenzio irresponsabile,  per la tutela dei minori, per il riconoscimento del gioco patologico, come malattia sociale, per il divieto della pubblicità ingannevole e per la trasparenza delle società concessionarie“.