L’Opinione/Questa politica non piace

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di Gaetano Mastellone

Gaetano Mastellone

Ognuno di noi ha il suo “concetto della politica”, ognuno di noi crede in un ideale politico, ognuno di noi s’innammora di un personaggio politico. Spesso poi accade che frequentando dall’interno gli ambienti della politica, e quindi i vari “personaggi” del teatrino della politica (nazionale, regionale e locale), si entra nel baratro della delusione. Delusione dovuta al “modo” di fare politica ed al “modo” di intendere la politica. Tante chiacchiere, arrivismo, sete di potere, parlar male degli altri e pochi fatti! La politica dello scherno, delle offese, degli attacchi facili, dei posti politici (sì li chiamo posti perché costoro li intendono, invece di intenderli come missione politica per i cittadini) dati ad amici o a benefattori: questo è il modo di fare politica oggi, o almeno il metodo utilizzato da molti uomini politici. In politica vi è poi la strategia dell’apparenza, del “farsi vedere” a tutti i costi che rappresenta l’illusione dei falliti o delle persone poco realizzate nella vita che ritengono così di apparire o essere importanti! Politica invece vuol dire realizzare. Questa frase è del buon Alcide De Gasperi. Cosa significa, infatti, la politica? I nomi ed i cognomi delle persone delle quali molto volentieri ne faremmo a meno ognuno di noi li conosce molto bene. Oggi abbiamo, nella stragrande maggioranza dei politici, solo dei vassalli. Continuiamo il nostro discorso senza far nomi! La politica è una parola che significa “NOI”. Invece oggi la si intende con la parola “IO”. Allora bisogna ripartire dall’ABC, esattamente come si faceva a scuola elementare. Come se dovessimo, tutti, imparare un nuovo linguaggio, acquisire un nuovo alfabeto, cominciare a parlare “la lingua della politica” in maniera corretta, precisa, chiara. Dovremmo dimenticarci “il cosiddetto politichese”, la lingua che – come sostiene Curzio Maltese – ha preso il posto dell’italiano nelle cronache parlamentari … una lingua  che sembra fatta apposta per “non spiegare nulla di quanto effettivamente accada”. È il tempo di uscire, allora, dal palazzo e andare per strada a parlare di politica ed a vedere come sono messi (male) gli italiani. Questo vorrei vedere. Questa politica moderna (la chiamo moderna solo perché parliamo di oggi, non perché è realmente una politica moderna) a me “non piace” perché ho vissuto, vivo ed interpreto la vita in maniera ben diversa. Vi faccio un esempio di carattere personale. Quando sono entrato nel piccolissimo, e gracile, mondo della vita “politica attiva sorrentina”, dal 2007 al 2009, l’ho fatto con uno spirito positivo, con passione e con una voglia di “fare” che era all’elevata potenza! Poi, deluso e schifato, ho deciso di abbandonare il percorso. Deluso lo sono ancora oggi! Deluso non perché ho incontrato gente di modesto livello umano e culturale, ma deluso per quello che non fanno per la città! Volevo una politica fatta di tante professionalità, ma anche un rapporto ricco di forte dignità e di rispetto per le relazioni tra persone. Invece sono entrato in una spirale poco edificante, “un palazzo” ricco di presunzione, ricco di approcci superficiali e ricco di amicizie “romane” che dicono di frequentare i salotti buoni romani ma poi si approcciano con i modesti salotti peninsulari solo perché “li” fanno apparire importanti. Pur restando legati ognuno ai propri valori ed alla propria vita ritenevo che in politica si potevano allacciare rapporti e amicizie nuove, invece ho visto, e vissuto, solo cattiveria, arroganza, presunzione. Nella politica italiana di oggi ci sono problemi di cui nessuno parla, mentre invece meriterebbero grande attenzione. Il “caso dei giovani”, in essi bisogna credere e puntare. Essi non vengono tenuti seriamente in considerazione, né dal punto di vista dell’occupazione, né rispetto al loro inserimento nella società. La politica dovrebbe mettere in atto risorse per il mondo giovanile, investire su di loro e dare serenità, mentre invece c’è una grande difficoltà nel guardare al futuro nella maggior parte dei giovani. Credo che i Partiti dovrebbero lavorare per prefigurare una società più a misura d’uomo puntando sull’etica, meritocrazia e sulla morale (non fare per proprio marketing personale Codici che alla fine non servono allo scopo!). D’altro canto gli strumenti non mancherebbero: abbiamo una costituzione splendida, che è un modello di stile ed equità, un esempio su cui la classe politica si dovrebbe interrogare. Chi ha scritto quel testo era animato da uno spirito forte, che oggi si è perso. Il sogno degli italiani, il berlusconismo è finito. Credo che invece gli insegnamenti della “vecchia politica” andrebbero recuperati e migliorati, così come la volontà di mettersi “attorno ad un tavolo” per capire di cosa la nostra cara Italia ha realmente bisogno. L’Italia, o l’Italietta come la definisco, ha urgente necessità di “punto e a capo”. Nella politica poi sono cambiati profondamente anche i Partiti. Un tempo avevano un’organizzazione più rigida e precisa, e il capogruppo era una sorta di guida illuminata; oggi il capogruppo, o il coordinatore, occupa la posizione solo per “essere amico o benefattore di …..”! Poi spesso accade una gran confusione di ruoli. Come a Sorrento dove coordinatori di partito sono anche amministratori comunali; questo non va assolutamente! Poi spesso lo sono senza merito, stanno lì perché hanno “amici romani” che li supportano. Prima i gruppi politici avevano ancora un loro ordine e una loro dignità; le riunioni di gruppo erano un vero e proprio scambio di opinioni, da cui si usciva arricchiti nell’anima. Rammento il vecchio Partito Repubblicano sorrentino del quale mi onoro di dire che ne ho avuto “la tessera”. S’imparava qualche cosa! Oggi si disimpara! Anche le persone, negli anni, son cambiate. Oggi tutto questo non è più possibile, e il Partito si vive in modo diverso; tutto denaro & potere. Oggi i Partiti sono delle Società per Azioni con un “forte comando” azionario in mano a poche persone! Evviva la democrazia! Tra l’altro con l’attuale sistema elettorale, dove non è possibile esprimere le preferenze, si è arrivati a un verticismo che porta la gente a disaffezionarsi alla politica. Il continuo calo dell’affluenza alle urne registrato negli ultimi anni parla chiaro. I vecchi uomini della politica erano uomini che sapevano essere vicini ai problemi della gente, che avevano il senso della completezza e soprattutto della competenza nel risolvere i problemi. Oggi c’è superficialità, c’è “zero assoluto”. Oggi la politica è “amicale”, è la politica delle veline e dei vassalli. In parlamento abbiamo mille uomini politici telecomandati, quelli che realmente “comandano la truppa” sono più o meno una quarantina!! Oggi si guarda molto di più all’apparenza, e questo mi demoralizza. Prima il politico portava con sé un bagaglio socio culturale notevole, e aveva responsabilità precise ed assumeva decisioni strategiche. Oggi conta quello che appare, ma forse è perché i tempi sono diversi e siamo cresciuti nella “cultura del Dio danaro”. Una considerazione finale: in fondo se la gente vota queste persone significa che ha differenti criteri di valutazione rispetto a un tempo, e preferisce questa gente! Ma le ultime elezioni sono state un preciso campanello d’allarme: le coscienze degli italiani sono cambiate. Mi auguro, per il futuro, di non vedere “incollati a quelle poltrone” tante persone a me ben note! Ci hanno distrutto e ci distruggeranno ancora di più nel prossimo futuro. Speriamo che ce la caviamo!