Sant’Agnello, Moscovicci (PD) replica ad Antonino Castellano (PdL)

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Ivan Moscovicci (PD)

“Dopo aver letto l’intervista rilasciata dal consigliere comunale di S. Agnello Antonino Castellano, apparsa su La Mia Penisola del 16/12 u.s., ritengo sia doveroso fare alcune considerazioni e precisazioni in merito alle dichiarazioni rese dallo stesso Antonino Castellano. Sono costretto a fare chiarezza su alcuni fatti riferiti, poiché, in caso contrario, si potrebbe equivocare su ruoli e funzioni che ho svolto. Premetto che sono stato consigliere comunale – dal novembre 1998 al maggio 2003 – subentrato, come primo dei non eletti, al posto di Antonino De Angelis, candidato Sindaco della lista Alleanza Popolare e Democratica.

Antonino Castellano (PdL)

La mia esperienza istituzionale è quindi ristretta a tale arco temporale, nel quale ho compiuto delle scelte, che ben lungi dal farmi cambiare casacca, come lui dice, mi portarono ad un accordo programmatico con l’allora maggioranza. Si badi, che non fu un accordo per salvaguardare gli equilibri di una maggioranza instabile, come accade oggi, bensì una ben ponderata scelta dell’allora Sindaco Sagristani di allargare la maggioranza a chi, evidentemente, riteneva che fosse funzionale ad un progetto di rilancio dell’attività amministrativa, dopo un quadriennio di immobilismo della Giunta Fiodo, sulle cui vicende Castellano può riferire meglio di me. Non rinnego quanto fatto allora né ho mai disconosciuto la grande forza innovativa esercitata da Sagristani nel suo primo mandato. Ma, dopo, evidentemente, qualcosa non ha più funzionato. Io, tuttavia, non cambiai gruppo di appartenenza, né Partito, né “casacca” dal momento che ero tesserato con i DS e lo sono stato fino al 2003, e solo a luglio di quest’anno ho preso, per la prima volta, la tessera del PD. Comunque, con l’impegno profuso con le deleghe che Castellano ha ricordato, riportai (credo) anche risultati concreti e nell’interesse della cittadinanza, che rivendico come punti qualificanti dell’azione amministrativa di quegli anni. La mia mancata elezione, nelle ultime due elezioni, non credo si possa ricondurre a quanto avevo contribuito a realizzare o alle scelte compiute. Le elezioni in piccolo comune, con la preferenza unica, sono basate su diversi fattori che, per lo più, esulano dalle qualità personali del singolo candidato, e non è quindi possibile far discendere dal successo, o dall’insuccesso, elettorale un giudizio di merito sul singolo candidato. In altre parole, non è detto che la bocciatura delle urne esprima un giudizio di disvalore sul singolo candidato, o, al contrario, se eletti, non può desumersi automaticamente una superiorità morale o qualitativa, come pare che Castellano sostenga. Quanto poi alla sua affermazione,“è da 20 anni che fa parte di questa politica”, devo sottolinearne non solo l’inesattezza ma anche la grossolanità. Come già detto, dopo aver vissuto l’esperienza in Consiglio comunale, fui nominato in ARIPS, dal novembre 2003 a giugno 2008, ma mi preme ricordare a Castellano che, come ben noto, già dal settembre 2002 –  con il passaggio di tutte le competenze alla GORI- l’ARIPS era stata di fatto avviata allo sfascio, come lui dice, e non certo per le responsabilità di noi consiglieri di amministrazione, che volevamo ed abbiamo lavorato per ben altro obiettivo, ma di altri soggetti che, né allora né oggi, sono riusciti ad accordarsi per restituire una funzionalità all’unico Ente Consortile in Penisola. Ma questa è una questione che meriterebbe più di un approfondimento, anche a beneficio dello stesso Castellano che, evidentemente, parla per sentito dire e non per conoscenza diretta dei fatti. E veniamo al Patto Territoriale. Per chi legge, sembrerebbe una di quelle nomine “d’oro”, come avviene in altri casi. Tengo a precisare, invece, che dal luglio di quest’anno, in qualità di avvocato sono entrato a far parte del Comitato Tecnico del Patto Territoriale della Penisola Sorrentina, organismo esclusivamente consultivo e di sostegno del Cda, che non svolge alcuna funzione gestionale. Ho ritenuto di accettare tale incarico anche per un fine di accrescimento professionale, dichiarandomi disponibile alla richiesta di Orlando, con il quale, al di là delle critiche – da parte mia sempre costruttive – sul modus operandi e su alcune scelte o lacune dell’attività amministrativa, da sempre c’è un rapporto basato su stima e rispetto. E lo stesso dicasi per Piergiorgio Sagristani, con il quale non ho mai inteso riportare sul piano personale le considerazioni critiche avanzate sulle sue scelte politiche. Sia con l’uno che con l’altro, ho semplicemente espresso il mio dissenso, per quanto potesse esser rilevante, rispetto ad alcune opzioni dagli stessi operate, che ritenevo e ritengo sbagliate, senza tuttavia far venir meno il rispetto per quanto fatto da ciascuno di loro. Trovo paradossale, poi, che Castellano mi definisca “vecchio”, benché io non abbia mai usato questa parola nel mio intervento. Quando ho detto che c’è un gruppo ristretto che, di fatto, ha diretto e condizionato la vita amministrativa di S. Agnello volevo esprimere un diverso concetto, che prescinde dall’anagrafe. Ma questo, evidentemente, il buon Castellano proprio non l’ha capito. E se, come lui dice, pur senza esser stato mai eletto, avrei “gestito” chissà cosa, ciò non sarebbe stata una  “aggravante” bensì il contrario. Del resto, il numero di voti o una poltrona in Giunta, forse, non sono sempre indice di qualità, specie, quando, una volta eletti, si riesce a rappresentare solo, a mala pena, i propri interessi personali, magari anche assentandosi per anni dalle sedute del Consiglio o per mesi da quelle della Giunta oppure passando all’opposizione – per calcolo personale – dopo la revoca delle deleghe di assessore, in nome di un programma condiviso e  sempre per amore dei santanellesi, si intende. A proposito se il PD a S. Agnello esista o meno, rigiro la stessa domanda Castellano: “Esiste ed è mai esistito il PDL?” Se si, non se la prenda a male Castellano, ma non è stato certo per merito suo. E poi, su Pietro Gnarra e sul suo presunto cambio di casacca, sarebbe stato meglio chiederlo all’interessato, ammesso che ciò abbia un reale fondamento. E giusto per rimanere nel campo dei “rumors”, tanto cari a Castellano, perché non si è chiesto, lui che è un autorevole esponente del PDL, perché Gnarra non ne avrebbe parlato con lui?”